- IX -
Montebenedetto
Ancora per tutto marzo bisogna salire guardando bene dove si mettono gli scarponi, perchè tutto il versante esposto a nord, è gelato. Piste forestali e mulattiere sono lastricate di ghiaccio; a parte questo l'ambiente è bellissimo. La zona è il lato settentrionale del parco Orsiera-Rocciavrè, versante della val Susa. Due i possibili obiettivi: il rifugio Amprimo e la medioevale Certosa di Monte Benedetto, entrambi a circa 1.300 metri d'altezza. Il rifugio si trova a Pian Cervetto, pianoro ondulato e ventoso, con alcune grange ben riattate, un balcone naturale sulla bassa valle di Susa. D'estate ci si arriva con tre quarti d'ora di passeggiata lasciando la macchina a Città, frazione di San Giorio. D'inverno si può partire dalla frazione Giordani di Mattie, (bella la Trattoria delle Alpi con tovaglie a quadretti e onesti cibi), e seguendo il sentiero (ogni tanto una tacca rossa) che qualche volta si perde nel bosco, si raggiunge l'Amprimo. Nei fine settimana è sempre aperto, ci capitano sci alpinisti, escursionisti. Qualcuno ha messo addirittura i ramponi lasciando i segni sulla neve ghiacciata. Il custode Massimo De Michele, torinese, ha lasciato dall'81 l'impiego in pianura che gli andava stretto e ha scelto la montagna. Si trova benissimo, è un ottimo chef, conosce l'ambiente, i guardiaparco, gli animali. Con un po' di fortuna si può incontrare Elio Re, di Mattie, una specie di gigante barbuto, boscaiolo e filosofo; un mangiafuoco colto e socievole, gran bevitore di grappa, che sa tutto sui boschi intorno, ed è sempre in giro a tagliar legna o lavorare negli alpeggi come carpentiere. D'estate accompagna i ragazzi che vanno in giro coi cavalli del Mulino di Mattie, un maneggio alpestre e centro agrituristico. Insegna a conoscere le piante, i fiori, le bestie.
Dall'Amprimo in un paio d'ore tranquille - quasi sempre a mezza costa su un sentiero segnatissimo anche da cartelli di legno - si arriva al monastero di Monte Benedetto, (abbandonato nel 1473 dopo una disastrosa alluvione che uccise anche diversi certosini, e mai più occupato), percorrendo una mulattiera ripulita da qualche anno da squadre di volontari. E' un tratto del <Sentiero dei Franchi>, un lungo percorso in quota che partendo dal Gran Bosco di Salbertrand arriva alla Sacra di San Michele. Si passano frazioni abbandonate e deserte: Travers d'Amont, Arbrun, Pois, Passet. Case, stalle, fienili di pietre appena squadrate, un'architettura povera ridotta all'osso, medioevale; materiali venuti dalla terra intorno e che alla terra stanno lentamente ritornando. Le travi marciscono, i tetti cadono, i muri pencolano. Tra gli alberi spogli muretti a secco, terrazzamenti, che hanno spezzato la schiena agli antichi abitanti della montagna che in quei fazzoletti di terra seminavano segale e patate.
Si risale per un piccolo tratto il vallone del Gravio verso l'omonimo rifugio, poi si torna verso valle sul versante opposto, e dopo poco appaiono le pietre grige dell'abbazia, al centro di una vasta conca silenziosa e intatta. Per strada può capitare d’incontrare (se c'è ancora) un cane eremita, un lupo nero tranquillo, che sta tutto l'anno alla frazione dell'Adret e quando passa qualcuno si aggrega, fa una gita, scrocca qualcosa da mangiare, poi torna al suo romitaggio.
La certosa è un luogo di raro fascino. Anche se dell'originale è rimasto solo l'impianto generale e un mezzo affresco su un muro esterno, molto bello anche se parzialmente cancellato dai secoli. C'è la grande chiesa romanica, una corte selciata, un ampio porticato, la stalla che d'estate viene usata come alpeggio, locali che un tempo ospitavano i frati, celle, cucine, refettorio, dispense, cantine. Il chiostro è sparito, travolto a suo tempo dall'immane alluvione.
E non guasta ricordare, sforzandosi di ricostruire mentalmente la vita di allora, qual'era la rigida regola claustrale dei frati, nel Medio Evo, estate e inverno. Ore 23 alzata, mattutino e <laude de beata> in cella. Ore 23.45 mattutino e laude dei morti in chiesa. Ore 2.45 rientro in cella, laude de beata e riposo. Ore 5.45 sveglia. Ore 6 colazione, terza <de beata> e tempo libero. Ore 6.45 entrata in chiesa, litanie dei santi, messa conventuale. Ore 8 Messa bassa, ritono in cella. Ore 9 meditazioni. Ore 9.30 riposo, tempo libero e lavoro manuale. Ore 11 pranzo in cella, solo di domenica e nelle festività in refettorio, poi ricreazione e solitudine. Ore 12 lettura spirituale. Ore 13 studio (regole dell'ordine, teologia, sacre scritture). Ore 14.30 vespro <de beata> in cella. Ore 14.45 vespro del giorno, ufficio per i morti in chiesa. Ore 16.30 cena. Ore 17.30 meditazione, esame di coscienza, lettura spirituale. Ore 18 compìeta del giorno e <de beata> in cella. Ore 19 riposo. Il venerdì sempre digiuno con solo pane e acqua.
I monaci ebbero una lunga e travagliata storia in val Susa: dal primitivo insediamento della Madonna della Losa, nel 1200, provenienti dalla casa madre vicino a Grenoble, la celebre Chartreuse, a Monte Benedetto due secoli dopo. Poi a Banda, poco più a valle, ad Avigliana nel 1600,infine a Collegno nel 1641, dove rimasero fino alla metà dell'800, per poi scomparire definitivamente come comunità, con la legge del 1855 sulle soppressioni delle comunità religiose, dopo sette secoli di vita in valle.