- VI -
Sognando alle Meire Bigoire
Batista si addormentò mentre era al pascolo alle Meire Bigorie, senza un pensiero fuori posto. Le sue tre vacche Pasturina, Alpina e Marsiglia ruminavano tranquille accosciate nell'erba, solo un po' infastidite dalle mosche terribili di quell'anno troppo caldo anche a duemila metri. Le marmotte facevano un fischio ogni tanto, un fringuello stava immobile su un masso. Il sole andava e veniva dietro rare nuvole. L'aria che a folate veniva giù dal vallone, era profumata.
Mentre sognava beato di quando era giovane e infilava la mano sotto le gonne di Catlinin, fu svegliato da un rumore come di macchine e motori, guardò giù nella valle e non credeva ai suoi occhi: c'era una superstrada che saliva verso le Balze di Cesare e una grande stazione di servizio con snack-bar e vendita di souvenir dove prima c'era l'alpeggio del Tivoli. Guardò su verso il Monviso ma nonostante il cielo sereno il Viso non c'era più. E c'era un fiume di macchine che saliva e scendeva. Andò su di corsa verso il Quintino Sella spaventando le pecore in pastura sulle pietraie della Punta Forcion, sprofondando nei brevi tratti di torbiera dei pianori, ansimando sulla vecchia mulattiera.
Il Monviso era sparito. Al suo posto un supermercato grande come Cuneo, immenso, luccicante, formicolante che cominciava in Piemonte e finiva in Francia, con parcheggi a terrazze che arrivavano fino al lago Chiaretto, ascensori e tapis roulant portavano i clienti fino alle morene del lago di Viso, nelle cui acque adesso si specchiavano le architetture di ferro e cristallo di una città commerciale, di quelle che gli americani chiamano mall, che si legge mol che in piemontese significa molle, per dire.
Il lago era stato valorizzato con sponde in cemento, passeggiatate illuminate, cremerie postmoderne, postazioni di Mc Donald, distributori automatici di pop corn e profilattici. Di sera s'illuminava la riproduzione in plexiglas (cento metri quadrati), della famosa <Madonna Nichelata>, opera giovanile di Defendente Ferrari.
L'acqua riscaldata del lago (eliminate le trote immesse a suo tempo, per non spaventare la gente), permetteva una balneazione di massa ad alta quota, rallegrata da scivoli alti quasi come il Visolotto, e da musiche diffuse da un aadeguato impianto hi-fi. L'energia elettrica era ottenuta con un mostruoso impianto elettrogeno che faceva un allegro rumore di ferriera, e spandeva i suoi soavi fumi all'intorno. Il carburante necessario arrivava da un oleodotto collegato con le raffinerie di Genova. La montagna era stata spianata in base una convenzione internazionale che aveva stabilito che per rinsaldare i vincoli d'amicizia fra Italia e Francia, era meglio un maxi centro commerciale piuttosto che una piramide di pietra bella se vogliamo, ma inutile e anche pericolosa, per via di quei quattro cottolenghi che ogni tanto per andare in cima si facevano anche male.
I francesi entusiasti dal Queyras, e gli italiani festanti dalla Valle Po, s'incontravano tra i chilometrici banchi e le migliaia di boutiques e negozi specializzati in oggetti utili altrimenti introvabili (cavatappi elettrici, copriwater decorati, strofinacci con scritte in inglese), fraternizzavano, si scambiavano gli indirizzi. Dei ragazzi di Bagnolo entrati con la licenza delle medie, uscirono con la maturità in tasca e le mamme dicevano incontrandoli al parcheggio per tornare a casa, <ma come sei cresciuto, hai anche la barba>. All'ingresso ognuno aveva a disposizione un carrello 4x4, con wc chimico, bullbar, alzacristalli elettrici, airbag, lettore di dvd e due posti letto.
La shop-ville alpina era dotata - oltre che di alberghi, self-service, bordello, ospedale e camposanto - anche di riformatori e caserme, manicomio e prigione, dove venivano rinchiusi i clienti riottosi che entrati, poniamo prima delle feste di Natale, pretendevano già di uscire per Pasqua, accampando scuse inverosimili come la famiglia in ansia, un lutto, la nostalgia di casa. Tra i servizi era anche compresa la cremazione di visitatori deceduti durante lo shopping. I resti venivano confezionati in eleganti bocce di finto cristallo e consegnati all'uscita. I defunti senza parenti venivano ridotti in cenere d'ufficio e poi esposti in un reparto speciale. Chi voleva - specialmente le persone sole senza neanche morti da piangere - poteva comprarli con modica spesa e avere così a disposizione un cognato, un marito, una moglie, da mettere sul buffet. Chi invece disponeva di sufficienti capitali poteva comprare parenti vivi. Gli orfani potevano acquistare una mamma o un papà (completo di autoradio estraibile) o entrambi (paghi uno prendi due nei periodi dei saldi). Erano anche disponibili nonni autentici completi di ricordi della Grande Guerra (costavano un occhio ed erano quasi esauriti), zie anzianotte brave in cucina e a stirare, ancora in buone condizioni, con garanzia di un anno, foderine fantasia, marmitta catalitica e antifurto.
I giovani in età di leva potevano compiere il servizio militare sostitutivo, nel tempo compreso tra l'uscita e l'entrata dell'ipermarket, convincendo le persone anziane a comprare anche se riluttanti. L'addestramento dei ragazzi era particolarmente duro, comprendendo corsi di psicologia della terza età, tecniche del corpo a corpo, seminari su <Marketing e senilità>, e <La frattura del femore come mezzo di persuasione>, o <Vecchio mio comprati questo forno a microonde se vuoi uscire vivo>.
Grande successo del reparto <montanari>, dove erano esposti valligiani riprodotti in cera in grandezza naturale con gilè, pantaloni di velluto e sigala (il sigaro). Insieme erano in vendita tome di Crissolo, (prodotte in un caseificio di Timisoara), marmellate di mirtilli, specialità valligiana (confezionate a Oslo), burro fresco e panna del Pian della Regina (made in Aberdeen), bambini paffuti con le guance rosse (orfanelli albanesi) spacciati come gli ultimi frugoletti della montagna. Mettendo un euro in una macchinetta si potevano ascoltare musiche tradizionali come boureo e corente, e leggende in occitano, con traduzioni in quattro lingue. Non solo, ma su grande schermo si proiettavano documentari sui bravi valligiani - specie protetta - stanziati nei valloni più aspri e irraggiungibili.
Alcuni esemplari erano stati catturati dai rangers con sparo di siringhe narcotizzanti, e poi liberati, dopo aver applicato loro un collare radio per controllarne gli spostamenti. Prima erano però stati esaminati dai veterinari che avevano rilevato: misura del pene, diametro e quantità dei testicoli, numero e profondità dei buchi nel naso, stato delle mutande, qualità degli scarponi, e così via. Dopo gli esami e l'inanellamento, passato l'effetto della narcosi, i viton venivano liberati vicino al loro areale, e se andavano un po' intontiti, borbottando frasi incomprensibili nell'antica lingua d'oc. Poi i ranger, dalla centrale, seguivano sui monitor il loro vagabondare di uomini selvatici, raccogliendo una messe di cognizioni scientifiche che poi passavano al computer. I dati sarebbero serviti per un futuro allevamento in cattività della specie.
Batista, seduto sul Viso Mozzo risparmiato dai bulldozer, osservava col cappello di traverso, da lontano, la babele, ascoltando anche brani di discorsi portati dal vento che ora spazzava l'immensa spianata urbanizzata e asfaltata, dove prima c'era il Re di Pietra, come chiamavano una volta il Monviso. Una signora era entrata adolescente nel market prima ancora di avere le mestruazioni, si era poi fidanzata e sposata nella cattedrale di St. Ticket con uno di Grenoble e si era separata dopo la visita al reparto surgelati coreani. <Pensa - raccontava ad un'amica che aspettava il marito da un anno mezzo, andato a scegliere un set di 72 chiavi inglesi fabbricate in Cina - volevo comprare una lampadina per il bagno invece c’era un'occasione e ho preso un rustico vicino a Clermont-Ferrand che è un amore>.
Un ragazzotto coi bermuda a fiori, parcheggiata la sua Golf cerchinlega, si abbracciava la ragazza in fuseau lilla e la cuffia del walkman sulle orecchie e le diceva reggendo con una mano l'autoradio: <Sbrigati cretina altrimenti non troviamo più i carrelli giapponesi, e poi voglio vedere se trovo ancora quei nuovi video games con i Savoia che massacrano i Valdesi>.
Batista si svegliò tutto agitato. Il Monviso era mezzo avvolto di nebbia e tirava una bella aria fresca. Il cane Subiet, con le orecchie dritte, controllava la situazione poco lontano. La Marsiglia, l'Alpina e la Pasturina erano ancora lì a ruminare, tra arniche gialle, vecchie buse e i ginepri raso terra.