-XIII -
Magari compri un coltellino o una mela
A Vigone il mercato è ogni giovedì. I banchi si snodano in centro, sotto i portici e fin davanti al sagrato della monumentale parrocchia di Santa Maria del Borgo. Non è un gran mercato, ma è simpatico, contadino e casalingo. La Trattoria dell'Orso in via Boetto, dietro la chiesa, vicino alla piazza dove ci sono i trattori, i rappresentanti di mangimi e le macchine agricole, la mattina è sempre piena di gente che contratta, mangia e beve. Fuori, anche d'inverno ci sono crocchi di uomini fino oltre mezzogiorno, che parlano degli affari del paese e della campagna, delle direttive della Cee che nessuno capisce, visto che una volta ti danno il premio per il vitello e un'altra ti pagano se ammazzi la vacca, ti danno la multa se produci troppo latte e intanto i magazzini comunitari sono pieni carne, burro e formaggio e i russi e gli africani non hanno da mangiare, dicono male dei politici che non hanno mai visto un trattore e magari pensano che la verdura cresce direttamente sotto i banchi dei supermarket bella e impacchettata nella plastica.
Il mercato grosso di Saluzzo è il sabato. (Quello del mercoledì è più ridotto). Imponente, ricco, immenso, in piazza Cavour, in piazza Garibaldi con le vecchie tettoie in ferro, davanti al Duomo, e praticamente in tutte le vie vicine. Scendono a far la spesa dalla val Varaita, dalla valle Po, da Pagno nella valle Bronda. Qualcuno va poi a mangiare alla trattoria <Due Cavalli> di via Savigliano, o al vecchio <Parpojn> (oggi rimesso a nuovo), in piazza Risorgimento, che si chiama così perchè un tempo davanti c'era il mercato dei polli e i clienti sovente portavano nel locale i pidocchi delle galline. C'era anche il Leon d'Oro in piazza Garibaldi, ma è diventato una pizzeria e amen. Il bestiame, i mangimi, trattori, paglia e fieno, si trattano in piazza d'Armi, dove c'è il nuovo Foro Boario che era prima nella piazza dietro il nuovo tribunale, detta <Piassa dij crin> perchè si vendevano soprattutto maiali. I vecchi raccontano che ai tempi del duce ci furono polemiche perchè Mussolini, nel suo giro per la Provincia Granda, si fermò anche a Saluzzo e parlò proprio nella <piassa dij crin>, con grande soddisfazione degli antifascisti locali per lo sberleffo. Oggi, anche se il mercato si è spostato, commercianti e mediatori hanno conservato l'abitudine di incontrarsi dietro il tribunale.
Andare per fiere e mercati è un modo di conoscere, fare viaggi. Significa anche evitare la trappola dei supermercati e tornare all'antico rapporto a tu per tu cliente-venditore. Si parla, si contratta, si prende aria. Gli ambulanti poi sono in genere gente socievole, che ne ha sempre una da raccontare, liberi per scelta, anche se si alzano all'alba tutti i giorni, montano e smontano la bottega e prendono tutto il freddo e il caldo che c'è.
In provincia si possono comprare oggetti introvabili a Torino: un bel rastrello di legno, una falce per il prato, una scopa di ramaglie, un paio di zoccoli. Magari uno non ha bisogno di niente, e si compra solo un temperino o una mela, ma girare tra i banchi può essere attività tranquillante, perchè non c'è nulla di più pacifico e rassicurante delle attività minute quotidiane, tradizionalissime, uguali negli anni, nei decenni. A parte i cambiamenti merceologici, (si trovano prodotti asiatici ormai da Ceresole Reale all'alessandrino), i ritmi del mercato, i suoi contorni sono rimasti gli stessi da sempre. L'osteria (diventata bar), il bateur – figura in via d’estinzione - che propone affari improbabili, l'arrotino con il suo trabiccolo da museo, (altra rarità), le madame che si fermano a chiacchierare con la borsa appesa al braccio o frugano nel banchi degli scampoli, gli ambulanti che d'inverno bruciano cassette della frutta per scaldarsi dentro stufette di fortuna e dicono battendo i piedi per terra, <Forza che sono gli ultimi e poi andiamo tutti a casa che fa freddo>.
Oggi si sono aggiunti i neri con i loro banchetti di minutaglie, grandi maestri del mercato, che in Africa è uno dei momenti più importanti della vita sociale ed economica. Nel Continente Nero, dove l'economia è all'osso, ci sono donne che stanno tutto il giorno accoccolate a terra, con davanti sei o sette arance, un mucchietto di banane, un pugno di peperoncini rossi. I giovani africani hanno trapiantato in Europa la stessa tecnica paziente e silenziosa. E si sono intrufolati dappertutto, entrando piano piano nel mondo degli ambulanti.
Il piacere supremo di andare per mercati è comunque in provincia, quasi niente nei mercati rionali urbani, salva la baraonda monumentale di Porta Palazzo che rientra però in un altro contesto. La provincia è ancora un luogo di possibile salvezza, e non solo per i mercati. Ma bisogna allontanarsi da Torino. Già Pinerolo va bene. Al sabato la piazza Vittorio Veneto è completamente ingombra di banchi e finito il tour tra la verdura e i casalinghi, i banchi frigo semoventi dei formaggi e dei salumi, si può ancora fare due passi sotto i portici di via Giolitti o sotto quelli più angusti e vecchiotti intorno al Duomo.
Al venerdì si può andare a Torre Pellice, e osservare una ordinata folla di montanari, professionisti, artigiani, valdesi delle montagne e del fondovalle, forestieri ospiti. Curiosità storiche: fino agli anni settanta c'era mercato, sempre al venerdì, anche a Luserna Alta, sotto la secolare <Ala>, massiccia tettoia coperta di lose, sotto cui si commerciava già nel '600, (il mercato era così importante che venivano compratori anche dalla Francia), e dove avvenivano anche vivaci dispute religiose. Fu proprio in un giorno di mercato invece, che il 27 febbraio del 1848 a Torre Pellice, uno studente, poi passato alla storia, Jean Jacques Parander, diede al popolo la notizia che Carlo Alberto, dieci giorni prima, aveva dato le Regie Patenti ai valdesi, cioè la libertà di culto dopo secoli di persecuzioni.
Di venerdì c'è anche mercato a Nizza Monferrato. E per qualche anno ancora, se Dio lo conserva in salute, ci sarà Virginio Canti, che vende indumenti usati e militari; Canta, di Costigliole d'Asti, gira i mercati da una vita, ha più di ottant'anni, e nessuna voglia di stare a casa. Su un trespolo c'è la ‘cassa’ dove tiene i soldi, una cassetta di legno centenaria che doveva essere già camolata ai tempi del re. Nascosto il registratore a batterie per gli scontrini. Si vede che lo tiene perchè lo dice la legge, ma lo odia. Grida: "Che prendano, che prendano", ai clienti. Poi contratta testardo, ciabattando nelle sue pantofole piene di buchi, in testa un cappelluccio a cencio. La mercanzia è sciorinata a terra in grandi teli grigioverde che diventano rapidi fagotti quando è mezzogiorno e tocca caricare tutto sul furgone, guidato da un ragazzone che presenta come suo nipote e invece è un vicino di casa..
Il martedì potrebbe toccare a Cavour, paese lindo e quieto, con una magnifica tettoia, porticati, chiese; il mercoledì a Carmagnola tra i banchi della bella via Valobra, nella scenografica piazza sant'Agostino, e dove c'è anche un famoso e sempre affollato mercato del bestiame. Da qualche anno funziona il nuovo Foro Boario, con grandi spazi anche per i camion carichi di paglia e fieno, provenienti dalla Francia. Fino a vent'anni fa era tutto concentrato sotto il vecchio porticato di piazza Martiri e si poteva mangiare panini con acciughe al verde e cotechino caldo in un'osteria vicina oggi diventata un bar, e c'erano ancora tanti campagnini col mantello nero e la bici. Il curioso di bestiame può girare tutto il Piemonte per farsi un'idea del mondo degli allevatori. Oltre Carmagnola, c'è Chivasso, Cuneo, Savigliano, Fossano, Ivrea. Ci sono vacche, tori, vitelli, cavalli, maiali, galline, pecore e capre, oche, pulcini, conigli. Curioso assistere alle fiere delle vacche Frisone da latte per esempio. Ci sono allevatori fierissimi delle loro bestie che strigliano, spazzolano, infiocchettano prima di mostrarle alla giuria. Le Frisone, grandi lattifere, assumono portamenti da parata, la testa alta, la schiena dritta, sembra provino a gusto a mostrarsi. Spettacolosi i tori di razza piemontese, che hanno il muso inscurito, con occhiaie nere, la gobba di grasso sulle spalle, fasci di muscoli tesi sotto la pelle, l'anello al naso e l'aria feroce.