- XV - 

 

 

 

 

CARO ECELENZA E NOBILE CHE STAI NELLE PIANURE

 

   

Batista, seduto vicino al potagè, su una sedia con ormai poca paglia, in una giornata di nebbia, si era verso i Santi, rideva da solo sotto i baffi leggendo una delle ultime lettere di suo padre. Lettere che il vecchio Tistin scriveva e non spediva mai perchè non trovava il tempo di andare alla posta e poi magari si dimenticava. Il vecchio ce l'aveva a morte con i gitanti della domemica e avrebbe chiamato volentieri la Guardia Regia (ai suoi tempi) o i carabinieri, gli alpini, insomma qualcuno in divisa dotato di autorità che mettesse in riga ladri di castagne e razziatori; invece scrisse con il suo piemontese italianizzato e non successe niente.  

"Quando il vecchio Tistin era piccolo e masnà e non ero con le vene vorticose e i molari che fanno i movimenti, e non come ura che di stranom mi dicono liamera e con l'odore della crava, mia mare aveva ben contenta del fiol grande e sclinto che sapeva come una bela biova del forno. Ma io scrivo questa mia per farvi sapere che ho tutto sbrundellato e coi liquami nella camera, per via dell'inclinamento dell'equologia, che ho uno spavento di terrore a che apro le porte della cucina e schiaccio il piede nella busa, e il casamento sta nelle puzze marse, che una volta era tutto un odorino delle erbe e si stava in contentezza anche che era nella miseria, non come oggi che c'è il frigu e la macchina per la frittata.

Quand che si stava nelle miande con la vaca giaja e tutto lo sgallinamento e la bestia cane e il barba della grande guerra e le tome nella tomaia, stava come i padreterni coi sabot e le paglie nei piedi, e i tacconi nel culo e il gilè frusto e mai era sbaruà dal forestiero che veniva a spacare le castagne con le marende, che a sua casa stava nel lucido, e nel prato della comba fa invece luridezze del maiale. Io ha ricordanze che scoltava l'usel con le sue musiche, e nel mentre guernava le bestie alla pastura, stava con la bergera a nufiare i bei fior, e alla luna era la festa col pintone, e si faceva i salti de la curenta e poi ci tirava a tutti i fioi, e si stermava nel dietro dei sambuchi a randa del trabial del Minot e ciau Nineta.

 Ma caro ecelenza e nobile che stai nelle pianure che c'è mai una salita e fino la luce quando è scuro, e mangia tutti commestibili nella carta e nella lamiera, io ho stufo di vedere le masche quando è il uichend che ariva i barbarici con la sua famiglia che mangia e mangia e poi fa i rumori col didietro, e c'è i strillamenti delle donne grasse che stanno in cumbines che è un schifo coi sudori e i gorba che cola il naso e grida mama mama guarda la mucca.

Ma se il vecchio Tistin viene una volta a tua casa e tiro giù le braie nella scala e ti fa una berla sulle pianelle? E se meno giù il mulo che ti smangia i gerani e zoccola nel tinello e tira un peto dentro l'amuar e poi ti lascio una ramina con la minestra vecchia nel buffet e una pelle del conillio nel canapè? Eh, merlo, com’è, magari ti girano i collioni, e gridi di canaglia questo è mio e te villano vai fuori nei tuoi campagne stralunate che questa non è una stalla. Poi io crede che se uno è invasore e rompitore di gente, è come un barbarossa e un satana, che se mi grata le bergne ne l'orto ha poi subito anche capace delle guerre, chè gli piace le sofferenze e i sanguinamenti dei cristiani e anche dei musulmani, e non ha un rispetto dei povromini, e già una volta ho corso via dalla meisun, e mollato la pitansa che mi han detto va afare la bataglia che c'è i nemici; che i nemici mai li vedeva prima e era spaventati e paesani come me e io non voleva metterle la baionetta nei sbudella, e farlo stramazzare morto che se si trovava all'ostu si poteva bere un bicchiere insieme ala santè e magari gli piaceva i peperoni conforme a me, e invece il capitani diceva avanti savoia, e savoia le bale, e va sulla beata quei sacramenti che io momenti lassava le piume e ciau Tistin.

E alora dico che è giusto che te balordo vuoi stare nel fresco delle boscaglie, e sbranare le sautise e la graticola a la duminica, ma metti la creansa e le sanità e non spatarare le porcherie nel dintorno che mi rovina la drugia che è buona merda sana e mi serve per le patate, e no far rumori da paura a le galine che poi non fa più un uovo e viene palide e smorte. Te stai da bravomo e godi le arie delle valli che io dico gnente, chesenò mi monta la flina, e alargo il cane e prendo la forca e ti buco il didietro, e ti fa correre che poi ti spendola la lenga e stremolano le gambe e ha mai preso uno spavento come quello lì."

 

Vostro infezionatissimo Tistin