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Elogio del Maltempo
Disgraziato chi ha solo e sempre bel tempo, come i tuareg, i mauri, i boscimani del Kalahari, i berberi sahariani, che fanno festa se piove due volte all'anno. E se capita di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato cioè in un oued, (il letto asciutto di un fiume) che si riempie all'improvviso, corrono anche il rischio di morire annegati da piene terribili e improvvise. Sembra ridicolo affogare nel deserto ma è successo. Fortunati gli irlandesi che hanno un tempo variabilissimo, sole e pioggia nel giro di mezz'ora. Dell'Irlanda si dice che in una giornata possono essere presenti tutte e quattro le stagioni. Ed vero.
La maggior parte della gente ha paura della pioggia. Anche delle acquette normali. Chi viene sorpreso da un acquazzone anche da poco, allo scoperto, si mette a correre in cerca di un riparo. Corre con la testa incassata tra le spalle, coprendosi con un giornale, con una ventiquattrore. Anche d'estate quando bagnarsi non è un dramma. C'è un rifiuto dei fenomeni naturali, motivato dalla scarsa dimestichezza, ormai, con lo stare all'aperto. Chi ha provato invece a camminare sotto la pioggia in montagna, in campagna, in un bosco, sa che l'acqua che viene dal cielo è sempre meno violenta di quanto non sembri osservandola al riparo. Il temporale è poi un'apoteosi, naturalmente quando non si rischia l'alluvione, la morte per folgorazione, o la frana sotto i piedi che trascina il viandante verso paludi e fangaie.
Un temporale osservato da sotto il portico di una cascina, nel fienile di una grangia,comunque in un posto al riparo, ma lontano da un centro abitato, Š una manifestazione di forza e bellezza. La pioggia che batte sul tetto, il tamburellare sulle foglie degli alberi, il vento che precede e segue l'acquazzone, i tuoni che rimbombano tra le nuvole, e che possono essere delle cannonate o dei borborigmi lontani, lunghi, come una specie di eco, lo stesso cielo che si muove lentamente o in fretta, sotto forma di nuvolaglie sfilacciate o di forma compatta, arruffato, con tante tonalità di grigio, fino a diventare quasi blu scuro nel punto dove il fortunale è più intenso. I lampi che sono sempre motivo di meraviglia.
Ma come nascono i fulmini? Quando il calore eccessivo del giorno fa aumentare l'umidità relativa dell'aria, e si produce una cospicua differenza di temperatura tra il suolo e le nuvole (sottili le stratiformi, quelle cumuliformi spesse anche un chilometro), con conseguente differenza di potenzialità elettrica), si formano i fulmini. I lampi sono invece tra nuvola e nuvola, solo questioni celesti, litigi stratosferici. Il voltaggio di un fulmine va da uno a due milioni di volt, amperaggio da 5000 a 100 mila amperes. Nelle prese di casa abbiamo 50 amperes, per dire.
Il fulmine scocca in seguito ad un corto circuito tra terra e cielo, ad una velocità di propagazione di 150 mila chilometri al secondo, (va da terra ai cumuli nembi in un centesimo di secondo), da terra verso il cielo, preceduto da una <traccia> invisibile (dal cielo verso terra), che si muove a zig zag con scatti di 40/80 metri. E' questo il percorso violentemente illuminato che poi si vede durante i temporali.
Per evitare i fulmini stando all'aperto, bisogna stare lontano dai cosiddetti buoni conduttori. Non solo pali in ferro, tralicci, ma cose che producono una colonna d'aria calda. Anche mandrie di bovini e ovini (calore animale), e alberi. I pi— colpiti dal fulmine sono quercia, pioppo, conifere e in genere le piante che pi— riescono a mantenere asciutto il tronco. Pericoloso portare in spalla un piccone, una pala, una falce, la piccozza degli alpinisti. I fulmini invece sono benefici per la terra perchè le scariche producono reazioni chimiche come fossero poderose iniezioni di azotati (uno dei componenti dei concimi).
In acqua - in mare, al lago, in un fiume - se scoppia un temporale bisogna scappare a gambe levate e uscire, poichè l'acqua è buon conduttore e si rischia una bollitura mortale.
In montagna è giusto aver paura del temporale. Sei per esempio tra i 2.500 e i tremila metri zone dove sono spariti i boschi, il panorama è aperto e deserto, traversi magari una lunga pietraia o cammini su una cresta rocciosa: non è necessario essere nel difficile per aver paura. Arriva il vento, forte e rumoroso, poi i tuoni assordanti pi— che in pianura, i lampi vicini, le prime gocce. Non ci sono ripari. Il primo impulso irrazionale è scappare, cercare un ricovero. Ti senti perso, in pericolo di vita. Poi ragioni, ti calmi e alla fine te la godi anche, questa dimostrazione tellurica di forze naturali. Anche pensando che finire incenerito da una saetta forse non è nemmeno una cosa brutta.
Ovvio che anche la neve benedetta: ma ha ragione chi non l'ama in città. Questa bella cosa bianca che viene dal cielo gratis, sull'asfalto non complica solo la circolazione, ma diventa subito una merda nera, assorbe tutto il peggio che c'è per terra,ingloba rifiuti, e alla fine fa schifo.
In un ambiente naturale invece Š una magia. Se sei per caso in un bosco in quelle giornate di silenzio completo per le nuvole basse e stai fermo, immobile ad ascoltare, può capitare la fortuna di sentire i primi fiocchi gelati scendere sulle foglie secche. E' un crepitio leggerissimo, che quasi non lo senti, che aumenta piano piano, fino a che cominci a vedere le pietre, il sentiero, i rami spogli che s'imbiancano. E se continui a star fermo, si sentono ancora i fiocchi che si posano sui precedenti, con un suono impalpabile, dolce.
E uno si sente come un aborigeno che scopre una cosa mai vista, fantastica, un segno delle potenze del cielo, invincibili; e s'incammina di malavoglia per andare a mettersi vicino ad un fuoco di legna secca, a una stufa, a guardare fuori in silenzio.