- XXI -
Grandi viaggi
Chivasso-Asti in treno
In treno da Chivasso ad Asti, su littorine (che ormai non si chiamano più così), quasi sempre vuote. I convogli composti da due vetture, partono da Chivasso dove di bello e ferroviario è rimasto solo l'esterno del buffet della stazione, una casetta di legno liberty, con festoni di legno traforato sotto le gronde e un grande glicine che l'avvolge. Lasciata la città le rotaie passano il canale Cavour su un vecchio ponte di ferro, poi il Po sulle arcate di un imponente viadotto in pietra, e toccano stazioncine deserte, con minuscole sale d'aspetto, la stufa, arredamenti in legno, fuori aiuole con gerani e oleandri.
Prima che rimodernassero la linea c'era il capostazione - molte erano donne, giovani - che si annoiava a morte a veder passare un treno ogni tanto. I ferrovieri anche maschi, avevano il tempo di coltivare dalie, iris, crisantemi, piccoli orti, e guardare a destra e sinistra la fuga delle rotaie lucide e vuote, in attesa che suonasse il campanello che segnalava i convogli. Adesso le stazioni sono diventate <fermate>, non c'è più il capo col berretto rosso fischietto e paletta, i passaggi a livello sono automatici, la stufa in sala d'aspetto non l'accende più nessuno.
Il paesaggio d'inverno è fatto di prati secchi e brinati, con nebbiette fra le vigne, pioppi, boscaglie selvatiche. D'estate grilli e zanzare, uccelli, silenzio, caldo, galline, campi di zucche e trifoglio, vacche al pascolo con la vecchina che sferruzza, segherie, odore di campagna.
Nei paesi toccati dalla ferrovia sono rimasti intatti tutti i fabbricati marcati FFSS: la stazione vera e propria, i magazzini in disuso, le pompe dell'acqua in ghisa che servivano a rifornire le caldaie delle vaporiere, gli arganelli per comandare i passaggi a livello nascosti lontano in mezzo ai campi. Le fermate sono, partendo da Chivasso: San Sebastiano Po, Lauriano, Monteu da Po, Brusasco, Cavagnolo, Brozolo, (dove inizia la provincia di Asti), Cocconato, Sant'Anna Robella, Montiglio, Murisengo, Cunico, Scandeluzza, Montechiaro, Chiusano, Cossombrato, Settime, Cinaglio, Mombarone, Serravalle d'Asti, Sessanti e infine Asti. Quasi una filastrocca. Ci dev'essere un destino nei nomi dei paesi o meglio, questi diventano portatori di atmosfere e meraviglie, o dispiaceri, il suono delle sillabe provoca associazioni immediate.
Dopo San Sebastiano Po c'è una prima galleria lunga 500 metri, rimbombante e fresca d'estate, con l'odore di treno e di cantina. Passata la fermata di Lauriano, le colline si coprono di boschi cedui impenetrabili, tagliati da strade di campagna piene di buche e ruere profonde. I passaggi a livello in mezzo ai prati sono la disperazione dei contadini che qualche volta per andare a tagliare un po' d'erba medica, devono aspettare mezz'ora seduti sul trattore. Si passa Cavagnolo, bivio che porta, a sinistra alle risaie vercellesi, Brozolo (fonte solforosa), Cocconato con grandi capannoni pieni di bottiglie e cisterne di barbere. Il paese è in alto sulla collina, uno dei più aerei della provincia di Asti, a quota 491 metri, per questo anche nelle calure estive la sera è fresco e ventilato. E' famoso per le robiole e il ristorante del Cannon d'Oro. Di notte girare per il borgo addormentato, è come andare a spasso in un paese delle meraviglie. I passi risuonano sulle pietre, dal sagrato a lato della parrocchia si vedono vicoli in discesa, non si vede anima viva.
Sant'Anna Robella è una stazione piccola piccola, isolata in mezzo alla campagna. Quella di Montiglio-Murisengo sembra in confronto un nodo internazionale ed è leggermente spolverata di bianco per via della vicina fabbrica di calce. E' chiuso il vecchio ristorante anni trenta della stazione, con tavoli e staccionate di cemento. Il cimitero del paese visto dalla valle, sembra un posto di mare circondato da un campo arato che da lontano sembra sabbia. Un'oasi sospesa in cielo.
Le stazioni hanno quasi tutte nomi cumulativi perchè servono comuni diversi a pochi chilometri dalla strada ferrata. Si passa Montechiaro, dove ci sono mulini e fornaci abbandonate con ciminiere pencolanti, spente da decenni, Chiusano-Cossombrato, (vicino c'è il delizioso paese di Colcavagno), poi Settime-Cinaglio-Mombarone. La valle della Versa è ormai una larga pianura ben coltivata, con declivi dolci, panorami agresti, ottocenteschi. Serravalle a Sessant sono gli ultimi comunelli prima della metropoli astigiana. Tutto il viaggio dura un'ora e un quarto.