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 Compratori clandestini di latte

 

  

 Abitavano compratori clandestini di latte vicino alla cascina di Ruata Cavagna. La stalla aveva volte imbiancate a calce, finestrini con le inferriate, chiusi d'inverno da pezzi di sacchi di plastica di concimi chimici, nidi di rondine negli angoli, polli che becchettavano tra il letame, il gatto che dormiva in un angolo, il buco nel soffitto per il fieno da buttare giù direttamente dal fienile. Una volta c'erano porcellini d'India che correvano nella paglia e nelle mangiatoie. I contadini dicevano che mantenevano sana la stalla, perchè facevano scappare i topi. Alla catena solo vacche bianche di razza piemontese, non quelle bestione stolide delle Frisone senza corna e senza nome.

Di sera, col buio, c'era un andirivieni circospetto di anziani e vecchiette con lo scialle stretto intorno alle spalle, un baracchino in mano, o una bottiglia nascosta in un giornale. Andavano a comprare il latte appena munto.

Una cosa proibita, proibitissima, perchè antigienica, contraria alle direttive della Cee, vietata dall'Ufficio d'Igiene, dalla Finanza, dalla Costituzione, perseguita da tutti i corpi armati della Repubblica, insomma illegale anche perchè senza scontrino. Anche la Chiesa condannava la pratica, perchè pagana. Il latte appena munto era inviso ai massimi organi dello Stato, alle gerarchie del potere, perchè in grado di produrre falsi miti agresti e libertari, alimentare idee fuori moda come i cibi naturali in odio a surgelati e precotti, e comunque indurre a pensare in modo autonomo e difforme dalle leggi promulgate a suo tempo: una babelica biblioteca di tomi con la copertina marmorizzata, pieni di ingiunzioni e minacce, che praticamente proibiva ogni attività se non sotto il controllo statale.

 Anche assistere alla mungitura non era permesso, specie ai minori. <Perchè le stalle non sono bordelli>, era scritto nei decreti, e non sta bene che un bambino veda un adulto, o peggio un vecchio, per non parlare delle donne, strizzare i capezzoloni di una vacca, magari giovane, che si gira pure a guardare con i suoi occhioni mansueti, palesando addirittura piacere.  Erano anche arrivate felpate istruzioni alle parrocchie, dentro ricche buste vescovili, per orientare i giovani durante in catechismo.

All'alba e al tramonto giravano per le campagne pattuglie di soldati col colpo in canna, collegati via radio con sentinelle piazzate su alte torri di avvistamento, dotate di potenti fari e mitraglie. Ogni tanto si sentiva una fucilata e un compratore clandestino, sorpreso con la bottiglia piena, finiva stecchito. Il latte di contrabbando si spargeva tra l'erba e venivano a leccarlo la volpe e i cani selvatici.

 Batista, il bergamino - che era da considerare una specie di delinquente - seduto sul suo sgabello con una gamba sola, mungeva nel secchio con movimenti ritmici, precisi; il latte schizzava dalle mammelle e faceva ziinnn, ziinn, schiumava, catturava qualche mosca che veniva poi eliminata al momento del travaso con il mestolino.  

Il latte - diceva la legge - bisogna comprarlo esclusivamente impacchetto o imbottigliato, bollito, sterilizzato, scremato, decatizzato, derattizzato, delattificato. Deve non sapere di niente, essere asettico, senza grassi, senza mosche, senza latte. Solo pochi vecchi con la testa dura e la memoria lunga si ostinavano a volere il latte appena munto, che ai giovani faceva schifo, e anzi tanti non l'avevano mai nemmeno assaggiato, nè l'avrebbero mai bevuto in vita loro. Anzi, poco per volta, stavano perdendo la memoria della sua origine animale. Alcuni già pensavano che si producesse in grandi stabilimenti, con acqua e polverine, come la Coca-Cola. 

Ma i vecchioni testardi e nostalgici, chiusi nelle loro paranoie anteguerra, aspettavano la notte, poi uscivano di casa, con le pantofole di panno chiuse dalla lampo, e raggiungevano, dopo lunghi giri, la stalla di Ruata Cavagna passando da dietro, costeggiando l'orto e il pollaio, facendo sssshht ai conigli in gabbia sotto il portico e alle faraone che dormivano nella paglia. Portavano a casa mezzo litro, qualche volta un litro, nascosto sotto la giacca o il paltò.

In cucina, dopo aver messo un bel pezzo di legno nella stufa, facevano la zuppa per cena, chiudendo gli scuri prima di riempire la scodella, e staccando il cane dalla catena in cortile, per evitare visite improvvise.