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Andare al passo del Colonnello?
Andare al Passo del Colonnello o al Colle Perduto? E' uguale, anche se i nomi importano, e suggeriscono ipotesi e retoriche diverse, muovono meccanismi psicologici differenti. Non spiegano la geografia, ma una storia minima, magari insignificante o banale, eredità di sconosciuti cartografi che hanno raccolto chiacchiere di paese; o raccontano, senza spiegazioni, fatti che più nessuno ricorda. I valichi in teoria sono passaggi verso altri posti, ma possono essere anche solo un punto d'arrivo, volendo lasciare le cose in sospeso.
La salita faticosa di un canalone, con il sentiero, appena un traccia, che fa zig zag tra sassi e ghiaie instabili tra le pareti di roccia sgretolate dal caldo e dal freddo, il cielo in alto nell'intaglio del valico che man mano si abbassa. Magari pesti ancora una lingua di neve. Ti aspetti una liberazione, una sorpresa, la grande novità rimasta ignota e occultata per tanto tempo. Finalmente la salita si smorza, irrompe la corrente d'aria dell'altro versante e pensi, adesso vediamo cosa c'è.
In qualche posto la salita è ertissima e appena al colmo ti affacci su un precipizio. A destra e sinistra roccioni e creste di sfasciumi, in basso, un dedalo di terrazzini e cenge, camini terrosi, ghiaioni e pietraie, macchie di ginepri, e vaghi segni che indicano la via di discesa.
Altrove il sentiero taglia a mezza costa pascoli infiniti, deserti, e si avvia in lenta ascesa verso il passo che è appena una depressione tra due quote maggiori. Allora l'avvicinamento è meno drammatico, c'è tempo per immaginare il futuro, la prossima valle, un laghetto, un alpeggio abitato. Spesso da una parte splende il sole, e quando ti affacci verso il mondo nuovo c'è un mare di nebbia, o banchi di nuvole in veloce movimento verso l'alto, che salgono dai boschi per venire a strofinarsi sui pendii spogli, e non riescono a passare sull'altro versante, respinte dalle correnti d'aria contrarie.
Allora il colle diventa una terra di nessuno, non solo meteorologicamente: un luogo aereo e metafisico. Il sudore gela addosso, la schiena si raffredda appena togli lo zaino, e ti accorgi tra l'altro che gli spallacci sono consumati, segno che il gesto è stato ripetuto tante volte, che è passato tanto tempo da quando sei in giro per le montagne in cerca delle cose che non ci sono o che sono sempre altrove.
Il caldo della salita scompare, l'aria è fresca, puoi sederti e mangiare qualcosa, fumare dopo aver calmato i polmoni. Fare progetti irrealizzabili. E non importa se sei al Passo del Colonnello, o al Colle Perduto. E' importante essere ancora in giro a fiutare l'aria, inciampare nella tana di una marmotta, e mangiare lamponi, o mele selvatiche fresche e asprigne, al ritorno, se si è d'autunno.