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Acquasantiere di pietra
Non c'è‚ bisogno di essere baciapile per visitare volentieri chiese, monasteri, abbazie, o sostate davanti a un pilone di campagna solitario, una chiesetta smangiata dai secoli. Uno non pensa al Papa, ai vescovi, ai kirieleison, alle encicliche. E non è neanche una questione solo di storia dell'arte. Dietro il bric-a-brac di mattoni, intonaci scrostati, affreschi naif, ex voto, acquasantiere di pietra, santi e Madonne, ci sono le vicende terrene, le storie di generazioni di contadini e montanari che si sono spellati le mani e rotta la schiena lavorando, fidando nel sostanzioso premio del Paradiso. Ci credevano, pregavano, mangiavano di magro quasi tutto l'anno, facevano fioretti. I segni concreti di questa rustica religiosità sono perciò preziosi anche per i miscredenti, che comunque non camminano tra boschi e silenzi senza interrogarsi sul significato di quei bizzarri, incomprensibili fenomeni che sono la vita e la morte.
Le abbazie famose in Piemonte sono essenzialmente sei, Staffarda, nella grande pianura tra Cavour e Cuneo, la Sacra di San Michele, all'imbocco della Val di Susa, la Novalesa in val Cenischia, Vezzolano, tra le colline nel Monferrato astigiano, e Sant'Antonio di Ranverso, entrambe di magnifico disegno gotico e ormai da anni senza frati. Più la Certosa di Chiusa Pesio (Cuneo), geograficamente la più lontana da Torino, entro i confini del parco omonimo. Meno conosciute quella di Monte Benedetto e la vicina Banda, nella bassa val di Susa, tra i boschi sopra Villar Focchiardo, abbandonate già alla fine del '400 dopo un terremoto che mise in fuga i religiosi e sconquassò gli edifici. Ognuna ha una storia ricchissima, con periodi di splendore e di grande floridezza anche economica, seguiti da un inesorabile declino, fino ad essere, oggi, niente più che monumenti carichi di ricordi.
I santuari invece sono dozzine, grandi e piccoli, più o meno conosciuti. La differenza fra una chiesa <normale> e un santuario, sta nel fatto che quest'ultimo è oggetto di una devozione particolare, si è riempito, nei secoli di ex voto, è accudito amorevolmente da volontari spesso nominati dalla popolazione del paese, e conserva nel tempo, quasi intatta, immagine e fama di luogo santo.
I santuari sono tutti affascinanti, vecchi di secoli. Spesso edificati in montagna, su poggi, picchi, tra boschi e pascoli erti, tanti raggiungibili solo a piedi. Molti aperti e santificati con funzioni, solo una volta all'anno per la festa patronale.
Santa Maria di Staffarda. Nel comune di Revello, a dieci chilometri da Saluzzo. Appartiene (come Ranverso) all'Ordine Mauriziano ed è forse l'abbazia più bella, ampia e meglio conservata. Sembra ancora viva e in attività soprattutto perchè le cascine annessse funzionano ancora, anche se ci sono trattori al posto dei buoi, affittuari invece che braccianti. Poi c'è il fascino del Monviso che sta alle spalle, e la immensa campagna cuneese che circonda le fabbriche gotiche. Il chiostro è magnifico, le tre navate gotico-romaniche della chiesa, buie e ieratiche, l'atmosfera piena di echi medioevali. Fondata nel 1135 per iniziativa del marchese di Saluzzo Manfredo I del Vasto, ospitò sempre monaci Cistercensi. Era quasi un paese, autosufficiente, con foresteria sempre molto frequentata, un mercato coperto dalle volte a ogiva, (c'è ancora), laboratori, un mulino ad acqua, forno, ospedale, camposanto.
Novalesa. In val Cenischia, a pochi chilometri da Susa, tra boschi e acque, sotto il passo che porta al Moncenisio, l'antica abbazia fondata nel 726 dal nobile Abbone all'esterno è stata ampiamente rimaneggiata nei secoli, e oggi ha un aspetto vagamente ottocentesco, con pietre a vista e la facciata affrescata della chiesa sbiadita. Difficile trovare pathos monastico nell'insieme. I benedettini che fanno da custodi (la proprieta è della Provincia di Torino), sono quattro, e gestiscono un piccolo laboratorio di restauro di libri, manoscritti, incunaboli. Il cenobio conobbe periodi splendidi, specialmente dopo Sant'Eldrado, abate del IX secolo, con amanuensi che miniavano codici e manoscritti, custodivano una biblioteca ricchissima, mentre i frati coltivavano le terre circostanti. Intorno al Mille l'influenza di Novalesa arrivava lontanissimo, fino in Liguria e a Marsiglia.
Sant'Antonio di Ranverso. Altro insigne monumento del gotico piemontese tra Rivoli e Avigliana. Dell'antico complesso (fondato nel 1188 da Umberto II di Savoia detto <Il beato> che abitava nel castello di Avigliana da secoli ridotto a rudere), rimangono in piedi chiesa e campanile, la sacrestia, il convento e il lazzaretto dove nel Medioevo venivano curati soprattutto appestati, lebbrosi e malati del Fuoco di Sant'Antonio. All'epoca le cure consistevano nel mettere sulle piaghe grasso di maiale. Per questo l'animale compare così di frequente nell'iconografia del monastero. Oggi il visitatore puo vedere il famoso polittico di Defendente Ferrari sull'altare, affreschi di Jaquerio sulle pareti della sacrestia, il bellissimo chiostro, la facciata in cotto del lazzaretto, la grande cascina all'esterno, e il fiume ininterrotto di veicoli che corre a poche centinaia di metri, al fondo del bel viale di platani che porta alla statale 23. Col rombo malefico del traffico, è difficile raccogliersi, e trovare atmosfere mistiche. Occorre un grosso sforzo di concentrazione per ricostruire la vita medioevale.
Montebenedetto, bassa valle di Susa. Si raggiunge in auto, su una strada sterrata di otto chilometri, che sale da Villarfocchiardo, o meglio ancora a piedi, percorrendo un bel sentiero fra i boschi del parco dell'Orsiera, (un'ora abbondante), partendo dalla frazione Città di San Giorio. La chiesa è stata restaurata qualche anno fa dalla Provincia (rifatto il tetto e il pavimento), ma all'interno non c'è assolutamente nulla. Il muri sono nudi, le navate spoglie, la poca luce che piove dalle finestre a ogiva illumina spazi deserti. Il resto degli edifici (erano refettori, dormitori, magazzini, stalle), hanno mantenuto poco della fisionomia originale, e sono di proprietà privata. L'insieme ha però conservato un disegno compiuto e armonioso. Nei giorni feriali non c'è anima viva e il luogo, circondato da pascoli e boscaglie, è di una pace e solitudine assolute.
Vezzolano. In una valletta fra vigne boschi e prati, appena fuori l'abitato di Albugnano, nel Monferrato astigiano, c'è l'altra perla gotica del Piemonte, l'Abbazia di Vezzolano. Anche quì con i pochi fondi a disposizione delle Soprintendenze i lavori di restauro vanno avanti da anni. Nell'ex refettorio c'è una mostra con la storia dell'abbazia e gli esempi (tanti) di architettura romanica della zona.
Abbazia di Casanova a Carmagnola. Poco conosciuta, nella frazione omonima, sulla strada Carmagnola-Poirino. In mezzo a campi, cascine, tralicci dell'alta tensione, ombreggiata sul davanti da tigli, gaggie e ippocastani. Anche la Casanova ha origini dopo il Mille, ma l'attuale costruzione, con una bella facciata barocca di mattoni a vista, risale alla metà del seicento. Ogni attività religiosa è finita da un pezzo. La chiesa oggi è la parrocchia della frazione, mentre il resto dell'edificio, è proprietà privata e non è possibile alcuna visita.
Abbazia di Montebruno. Sulla strada Pinerolo-Cavour, dopo Osasco, nel territorio del comune di Garzigliana, sulla destra, sulle rive del torrente Pellice - che quì ha un letto ampio, sassoso, quasi sempre in secca - c'è l'Abbazia di Montebruno, neogotica, costruita nel 1901, al posto di una piccola chiesa romanica, accanto ai ruderi del castello, con annessa canonica ottocentesca. Il castello apparteneva ai signori di Luserna. La chiesa - di proprietà privata, tutelata dalla Soprintendenza ai Monumenti - è sola nella campagna, tra coltivi, pioppeti e boscaglie, ed è custodita dal vecchissimo don Fassino, ex parroco di Garzigliana, che dice messa tutti i giorni. Speriamo sia ancora vivo. L'isolamento dell'abbazia è dovuto al fatto che ai primi dell'800 una furiosa inondazione distrusse il paese che allora era costruito intorno, e che dopo il disastro venne ricostruito al sicuro, ad un chilometro di distanza, lontano dal fiume. La chiesa rimase così sola, esposta ai rischi di ogni piena. Ma fin'ora ha resistito.
Davanti, dall'altra parte della strada, c'è la Trattoria Montebruno, vecchia di un secolo, gestita senza interruzione, a partire dagli anni Trenta, dalla famiglia Lisdero. Un modesto, tradizionalissimo locale, dove si mangia a mezzogiorno e sera.
Il santuario di Forno Alpi Graie, intitolato alla Madonna di Loreto (dipende dalla parrocchia di Ceres), è stato edificato nel 1758 e restaurato nel 1873, come recita la scritta sul frontone. E' abbarbicato al fianco della montagna, sulla sinistra salendo nel solitario vallone di Sea, appena fuori dal paese. In basso passano gli escursionisti che risalgono il vallone, lunghissimo e deserto, fino ai 2.300 metri del bivacco Soardi, e atletici free climbers che vanno ad arrampicare su placche e torrioni, esplorati e segnati dal quel grande alpinista che è stato Giancarlo Grassi.
Negli anni '50 furono costruite le scalinate in pietra viva, che portano dal basso all'aereo sagrato, un centinaio di metri più in alto. Curiose strutture piranesiane, che s'incrociano sul fianco boscoso della valle, interrotte da cappelle, pianerottoli, terrazzini. Per ogni scalino una targhetta in alluminio con il nome di un benefattore che ha contribuito ai lavori.
Santuario degli Olmetti in val di Viù prima di Lemie. Una bella costruzione porticata, sulla riva del torrente, a fianco della strada provinciale, vicino al ponte che porta alla frazione Chiampetto. Ombreggiato da giganteschi faggi è rimasto tale quale come alla metà del '700.
Santa Cristina. E' un minuscolo santuario appollaiato su una becca di roccia sulla cresta che divide la val Grande di Lanzo dalla valle di Ala, sulla sinistra salendo, appena prima di Cantoira. Ogni anno, da tempo immemorabile, il 24 luglio, salgono i fedeli in pellegrinaggio. Una cappella esisteva già nel 1440, poi ampliata fino alle dimensioni attuali. Cantoira e Ceres disputarono a lungo sul possesso della chiesa che si vede dal fondovalle e fa impressione, così sospesa in cielo. Ci si arriva solo a piedi, con una passeggiata di un paio d'ore, partendo dalla piazza di Ceres, per un antico sentiero tra i boschi. Poco sopra il paese c'è un pilone dove la gente assisteva alle funzioni ai tempi della peste. Arrivati al colletto sotto la chiesina, c'è ancora una ripida scalinata in pietra che sembra salire direttamente dal Padreterno. Il panorama è grandioso. Chi vuol meditare, salga, non di domenica, anche d'inverno.
Sant'Anna di Vinadio, in alta valle Stura, provincia di Cuneo. Più che il celebre santuario, (a duemila metri d'altezza, lungo la strada che porta al colle della Lombarda, transitabile solo d'estate), restaurato orribilmente, è interessante la pia tradizione dei pellegrini che, lungo la strada, costruiscono ometti di pietre, e piccoli mucchi di sassi, impetrando grazie, con preghiere litiche, che rimangono negli anni a testimonianza della religiosità valligiana. Una forma liturgica antica, quella delle pietre, comune ad altre religioni, in altri paesi anche lontani.
Santuario del Collombardo. Sul displuviale fra la valle di Susa e quella di Viù, a quasi duemila metri di quota, tra i pascoli, sotto la mole del Monte Civrari. Luogo di devozione fin dal 1600, (intitolato alla Madonna degli Angeli), sorge isolato, massiccio, raggiungibile con una strada sterrata (buona e neanche tanto e solo nella bella stagione), che attraverso il colle del Collombardo, da Condove scende a Lemie con un percorso vertiginoso.
Sant'Ignazio, in val di Lanzo, alla quota di 931 metri, vicino alla frazione Tortore. Costruito tra il 1628 e il 1635, e rifatto da Bernardo Vittone nel 1725. La leggenda vuole che la costruzione sia stata decisa per ringraziare S.Ignazio da Loyola, per aver protetto la valle da un'invasione di lupi. La costruzione salta all'occhio salendo nella valle di Ceres, con la sua mole severa, piantata sul cocuzzolo del monte coperto di castagni. Si sale sia da Lanzo che da Pessinetto.
Santa Maria della Stella stà sopra Rubiana, in val di Susa, da dieci secoli. Non è un santuario, solo una pieve romanica, dall'architetura semplice e perfetta, circondata da un cimiterino, raccolto sotto il tozzo campanile. L'unica in val di Susa a conservare una cripta sotto l'altare. E' un posto di rara suggestione, un intatto ambiente d'altri tempi a picco sulla val di Susa, piena di strade, officine, ferrovie. La bella canonica di fronte alla chiesa, è deserta e chiusa, utilizzata ogni tanto per riunioni e feste religiose. Curiosa la cappella vicina, scavata nella roccia, intitolata a San Giovanni Vincenzo. In pratica una grotta chiusa da una facciata e con un piccolo portico davanti. Raccontano che nei boschi vicini - intorno all'anno mille - ci fossero decine di eremiti.
San Besso in alta Val Soana, sopra il pianoro dell'Azaria, già dentro i confini del Parco del Gran Paradiso. Anche quì le indulgenze si guadagnano con una camminata sostenuta di un paio d'ore, partendo da Campiglia Soana, ultimo paese della valle. Dove i famosi fratelli Clerico (originari di Campiglia, proprietari del Lido e del Moulin Rouge di Parigi) hanno costruito quel bellissmo albergo Grand Paradis che ha avuto così poca fortuna essendo chiuso da anni. San Besso è costruito sotto un enorme sprone roccioso, piantato come la prua di una nave in mezzo ai ripidi prati ai piedi della Rosa dei Banchi. Alcuni locali del santuario servono anche come rifugio per escursionisti e alpinisti che salgono la montagna. La festa patronale è il dieci agosto. I fedeli salgono sia da Campiglia che da Cogne, e portano in processione intorno alla chiesa, la statua di san Besso, vestito da antico romano.
Santuario di Ciavanis. In val Grande di Lanzo, sopra la frazione di Fondo (Chialamberto). Anche in questo caso si arriva solo a bordo dei propri scarponi. Un'ora e mezza di sentiero ripido. C'è una strada costruita dai proprietari dei pascoli, ma la circolazione è vietata ai forestieri. La chiesa, piccola, imbiancata a calce si affaccia su un minuscolo sagrato che fa da spettacoloso balcone sulla valle. Custodia e manutenziuone sono affidate ad una confraternita di Chialamberto che nomina ogni anno priori e badesse.
Poco fuori da Paesana, nella bassa valle Po, c'è una piccola deviazione per il vallone di Croesio. Pieno di grange deserte, frazioni abbandonate, boscaglie. Ma con una meraviglia inaspettata: il santuario della Madonna dell'Oriente, piccolo monumento rustico, dipinto di un arancio pallido - d'inverno con la neve è un lampo di colore improvviso - un ampio porticato, un trompe d'oeil e un Cristo in croce sul retro della canonica, staccata dalla chiesa, un campaniletto aguzzo celeste pallido. Più su, oltre la frazione dei Borghini dove finisce la strada e comincia il sentiero per Prato Guglielmo, dove i vecchi dicono <ormai c'è solo più la volpe>, alcune grange con begli affreschi con la Vergine, San Chiaffredo, e la data 1877.
Castelmagno. Lontano da Torino, nell'alta val Grana, (Cuneo). Luogo antico di culto a 1.700 metri d'altezza; costruzione imponente di severa architettura alpina, circondata da un porticato. La festa di San Magno si celebra il 19 agosto e richiama ogni anno migliaia di fedeli. Si raggiunge comodamente in auto, anzi la strada prosegue ancora per decine di chilometri su un vecchio tracciato militare, fino agli altipiani carsici, epici del colle del Mulo e al colle della Gardetta. Il problema è arrivarci nei giorni festivi. La provinciale è stretta, circolare e parcheggiare è un problema. Qualcuno ogni tanto va giù dai burroni con la macchina e tutto.