LA VERA STORIA DI BATISTA...

 

                                                Batista, con una T sola, non è un nome spagnolo, ma  piemontese.

E' una figura esemplare di montanaro e campagnardo, contrabbandiere, pastore, vagabondo, poeta, che cammina per terre libere, boscaglie e montagne, e pensa che ci sono troppi divieti, troppe leggi, troppi cretini, troppe macchine, troppi semafori, troppo rumore e puzze, troppe carte e ricevute da conservare nei secoli dei secoli. E ormai siamo alla fine, se ci vuole un   tesserino anche per andare per funghi.

           Insieme a Batista, c'è la storia delle roncole, da cui sono tratti  i  coltelli.

Ancora oggi vecchi contadini e montanari, pochi, cocciuti sopravvissuti, non escono di casa per andare nei campi o nei boschi se non hanno la roncola appesa dietro la cintola che gli batte sul didietro. Antica abitudine che risale al tempo dei tempi. La roncola o falcetto, è uno degli arnesi fortemente rappresentativi del lavoro in campagna, in uso da secoli. Se ne conoscono esemplari che risalgono agli etruschi. Oggi viene prodotta industrialmente, in lamiera stampata, ma in quantità limitata, soppiantata dalla motosega. Ma fino agli anni '60 era forgiata a mano, con magli ad acqua o idraulici, dai fabbri che operavano in ogni paese; in ogni piccolo comune c'era un artigiano che faceva tutti gli attrezzi da campagna, dalla vanga ai denti dell'erpice.

Proprio perché utensile fatto a mano, ognuno era diverso dall'altro, e alcuni fatti su misura per il cliente: a becco corto o lungo, pesante o leggera, con taglio destro o sinistro, lunga fino a 60 centimetri o delle dimensioni di un coltello, per i lavori nella vigna. Il manico poteva essere di legno pieno, (quasi sempre bosso), o di due guancette fissate con ribattini di rame o ferro, di rondelle di cuoio pressate, di feltro (si usavano cappelli frusti) o una specie di cartone specialmente in tempo di guerra quando di cuoio non ce n'era. Più raramente si usavano corni bovini, materiale più elegante (e comunque a buon prezzo), ma più difficile da lavorare.

Quasi tutti i fabbri marcavano a caldo i loro attrezzi, e questo consente oggi di avere un panorama approssimato di un mondo artigianale quasi del tutto scomparso. Molti però indicavano solo le sigle, rendendo impossibile, a distanza magari di un secolo o due, l'identificazione. Altri invece stampigliavano per esteso nome, cognome e paese.

  Alcune lame sono decorate rusticamente con punzonatura a mezzaluna, o eleganti lunette cigliate, decori rustici già in uso nel ‘600 e arrivati fino alla fine del secolo scorso. Sono finite nei musei invece i pochi esemplari di beidana arrivati fino a noi, specie di roncola lunga, foggiata a scimitarra, usata nelle valli Valdesi a partire dal ‘600, e fino alla fine del ‘700 come arnese da lavoro e insieme come arma da guerra.

 

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