LA FUCINA
FERRI
TAGLIENTI FORGIATI A MANO, ARTIGIANATO POVERO
Coltelli da caccia, da lavoro, da campagna, che sono una sintesi di cultura popolare contadina piemontese, esempio di artigianato povero e insieme di riutilizzo di materiali di recupero.
Coltelli selvatici, in un certo senso, con rifiniture ruvide, non certo raffinate, però dotati di personalità spiccata, ognuno diverso dall'altro, perchè realizzati con pezzi sempre diversi.
Le lame sono ricavate esclusivamente da vecchie roncole piemontesi (in origine ferrivecchi completamente arrugginiti, roba da discarica), forgiate a mano non meno di cinquant'anni fa. Ma l'età può essere doppia o tripla, perché la datazione è difficile, in quanto i sistemi di lavorazione dei fabbri di paese sono rimasti identici per qualche secolo. Comunque si tratta di comune acciaio al carbonio, presumibilmente con normale tempra a olio o ad acqua.
Le lame sono state pulite con spazzola di ferro, risagomate e successivamente affilate con mole ad acqua. La rugosità irregolare della superficie delle lame è unicamente dovuta a erosione da ruggine; le lame, trovate sempre completamente e pesantemente ossidate, una volta pulite appaiono con un magnifico aspetto che ricorda i manufatti "brut de forge", della rustica metallurgia ottocentesca. In qualche caso, dopo la pulitura, sono riemerse le punzonature originali, con semplici decorazioni a lunette cigliate, o asterischi, già in uso nel '700, e magari il nome o le iniziali del fabbro.
Il manico è fatto di rondelle di cuoio, (in qualche caso recuperando quelle originali, vecchie quanto la roncola stessa) pressate una sull'altra e sagomate con coltello, tela smeriglio e mola; il gancio posteriore, coevo del resto, è una specie di guardia che proteggeva la mano durante il lavoro in campagna. Per altri modelli i manici sono fatti con corna di cervo caduche degli animali della val di Susa.
Avvertenza: non essendo acciaio inox, se usato e bagnato bisogna asciugarlo subito, e dargli un po' d'olio, (d'oliva se usato per tagliare alimenti) altrimenti arrugginisce in un amen.